Una traccia storica sulla Giornata Internazionale contro l’Omofobia

Evelyn Hooker (classe 1907) dovette lottare per autodeterminarsi nel mondo accademico e universitario. Siamo nel ‘900 quando il canone sociale era quello patriarcale e l’omosessualità era ritenuta una malattia, un disturbo mentale. Gli studi della Hooker sono di fondamentale importanza per la storia e per la società, in quanto volle dimostrare a tutti i costi che l’omosessualità non era un disturbo mentale e che le persone omosessuali non sono psicologicamente meno adattati del resto della popolazione. E così fu: nel 1973, dopo il fermento culturale e il dibattito creato grazie ai suoi studi, la American Psychiatric Association cancellò tra le malattie mentali l’omosessualità. La possiamo definire come la più grande guarigione mondiale di massa! Qualche anno più tardi, il 17 maggio 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rimosse definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie.

Da lì a breve, questa data è diventata importante per la storia, fino a diventare Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. Una data che raccoglie e che spinge la comunità LGBTQIA a creare momenti di discussione sul tema, pratiche da portare in piazza e proposte a livello locale o nazionale.

Facciamo un po’ di chiarezza: per comunità LGBTQIA si intendono quella grande fetta di popolazione che non si riconosce nel binarismo di genere (uomo/donna) e nell’eterosessualità. Infatti LGBTQIA è l’acronimo di Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans, Queer, Intersessuali, Asessuali. Ora, che vogliono dire questi termini? Innanzitutto precisiamo che il genere denota le differenze biologiche dei sessi, ovvero di maschio/femmina, l’identità di genere è il riconoscimento soggettivo e profondo, conscio e inconscio, di appartenere ad un sesso e di non appartenere all’altro, e che l’orientamento sessuale denota la direzione del desiderio sessuale ed affettivo, cioè l’attrazione sessuale ed affettiva verso una persona. A rigor di logica, quindi, le persone lesbiche sono donne che provano attrazione verso altre donne, le persone gay sono uomini che provano attrazione verso altri uomini, le persone bisessuali sono persone che si riconoscono nel genere di appartenenza ma provano attrazione verso lo stesso sesso e l’altro sesso indistintamente mentre le persone transessuali sono persone la cui identità di genere è differente da quello biologico. Ma allora gli altri termini che vogliono dire? Per queer si intente una persona che non si riconosce nel binarismo uomo/donna, etero/omosessuale, le persone intersessuali non sono identificabili nel binarismo di genere uomo/donna dal punto di vista biologico, mentre le presone asessuali hanno mancanza di attrazione sessuale. Questo ci fa capire che l’essere umano è più complesso di quanto sembra, e etichettare ogni tipo di persona è addirittura qualcosa di istintivo per l’essere umano.

La nota da evidenziare è che, comunità LGBTQIA o meno, rimaniamo tutti persone e, in quanto tale, non ci dovrebbero essere etichette, ma in una società che da pochi anni a questa parte sta prendendo coscienza che l’eterosessualità non è obbligatoria, ci ritroviamo purtroppo ad etichettare qualsiasi cosa. Questa distinzione ovviamente esisterà ancora per molto tempo, fino a quando la società non sarà così matura da vedere ogni essere umano come tale. In questo contesto ovviamente bisogna tener conto di tutti i vari pensieri, talvolta anche politici, che non solo sono discriminatori nei confronti della comunità LGBTQIA, ma anche verso le donne. Per questo motivo, possiamo vedere i movimenti femministi molto legati a quelli LGBTQIA. In effetti, ad oggi, le manifestazioni come gay pride o altri, vogliono appunto dire che, essendo tutti esseri umani, dobbiamo avere tutti gli stessi diritti e le stesse possibilità. E questo aspetto del movimento LGBTQIA ricorda molto quello del femminismo di prima ondata, dove la lotta era per il riconoscimento di eguali diritti per tutti e tutte. Ma il movimento LGBTQIA eredita anche aspetti del femminismo di seconda ondata, dove il dibattito era allargato ad una più ampia gamma di questioni quali la sessualità, la famiglia, il lavoro e i diritti riproduttivi, le disuguaglianze di fatto e quelle giuridiche ufficiali. Spesso si pensa che quello che si fa su questo tema sia bastevole e, anzi, eccessivo, ma la realtà è un’altra: in tanti ambiti (scolastici, universitari, lavorativi, ecc..) l’omofobia e la transfobia condizionano la vita delle persone. Come se questo non bastasse, vi sono ancora casi di suicidi o omicidi, nonché bullismo, nei confronti delle persone ‘’non-etero’’.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. (Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 3, 1947)

Per fare un esempio italiano, citiamo quello quella legge Cirinnà. La Camera ha approvato, con il voto di fiducia, il disegno di legge sulle unioni civili. Un primo passo importante nel nostro Paese; il punto, però, è che questa legge è già vecchia e si approva dopo una discussione parlamentare vittima dei compromessi al ribasso. Una legge lacunosa, all’interno della quale viene eliminato qualsiasi riferimento alla famiglia, creando dunque un istituto che relega le coppie omosessuali in serie B (cassato l’obbligo di fedeltà e stepchild adoption); una legge che non aggredisce l’esclusione e non favorisce l’uguaglianza; una legge di facciata che non parla delle tematiche reali e delle persone che sono state escluse (primi fra tutti, i figli delle coppie omosessuali). La discussione sulla tematica della legge poteva diventare utile per scardinare finalmente il concetto di famiglia tradizionale, estendendolo e rinunciando ad un sistema di welfare familistico, che escluderà dunque queste nuove “formazioni sociali specifiche”. Poteva diventare una battaglia per tutti, per ridare dignità non solo alle coppie omosessuali, ma per estendere le forme di ‘‘welfare state’’ a tutti i cittadini.

In questa data, vogliamo ricordare le vittime di matrice omofoba ma soprattutto lanciare dei semi che possano far costruire un dibattito sul tema. Per questo abbiamo deciso di lanciare mediaticamente una foto-petizione con slogan di libertà e uguaglianza, convinti di lasciare un messaggio chiaro e trasparente sul tema LGBTQIA.

[Alfonso Ronca, consigliere Forum dei Giovani – Cava de’ Tirreni]

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