25 aprile, la liberazione dal nazifascismo e il suo significato attuale

«Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.»

Così, Sandro Petrini annunciava lo sciopero generale a Milano nel giorno del 25 aprile 1945. Giorno che ha cambiato le sorti dell’Italia di lì a breve. Infatti, numerosi cittadini cominciarono a ribellarsi all’occupazione tedesca, nonché al regime dittatoriale di Benito Mussolini, instauratosi in Italia a seguito delle vicende susseguitesi dopo la marcia su Roma da parte del Partito nazionale fascista nel 1922.

La Resistenza Italiana prende vita da un movimento di opposizione spirituale, politica ed armata al nazifascismo. Circa duecentomila persone, di diversa provenienza sociale e politica, operano nelle formazioni di partigiani. Essi sono operai e studenti, contadini ed intellettuali che, uniti ai soldati es agli antifascisti tornati dall’esilio, lottano sulle montagne, nelle città e nelle campagne. Le loro azioni di lotta al nazifascismo vanno da sabotaggi, occupazioni di zone di territorio e partecipano ad azioni di guerra armata.

La lotta partigiana avvenuta nel 1945 non aveva un vero e proprio colore politico, ma veniva fuori dopo anni di repressione, di mancanza di libertà, di schiavismo e soprattutto di discriminazione, effetto dell’idea patriarcale della società. Un processo sociale che andava combattuto e arrestato. Con i partigiani combattono tutti i cittadini. Infatti, la Resistenza è l’unica guerra veramente sentita dagli Italiani.

Ancora oggi i valori della Resistenza dovrebbero indicare la strada per costruire una società senza discriminazioni, sessismo e omofobia, senza sfruttamento e violenza. Nello scenario europeo ma anche italiano, assistiamo oggi ad una crisi che ha frammentato la società e i suoi corpi intermedi, lasciando terreno fertile a nuove forme di identificazione subculturale basata su omofobia, razzismo e una forte estremizzazione del pensiero religioso. Effetto di questa frammentazione sono i cosiddetti movimenti neofascisti e i fondamentalismi religiosi, di cui si parla e di cui si vedono gli effetti: un esempio è rappresentato dagli attentati, rivendicati dai fondamentalisti islamici, avvenuti in Europa gli scorsi anni (attacco a Charlie Hebdo, gli eventi di Nizza e Bruxelles ma anche di Ankara e Berlino…); a questo possiamo aggiungere gli effetti politici – il rafforzamento delle destre conservatrici come nel caso francese di Marie Le Pen o ancora, l’esperienza austriaca delle scorse lezioni, dove il margine di preferenze tra la sinistra progressista e la destra radicale è stato così esiguo da raggiungere a malapena l’1%.

Nonostante ciò, esempi virtuosi di resistenza li possiamo vivere ancora oggi. La resistenza di Kobane, tra tutte, all’avanzata dell’ISIS, che vede protagoniste le donne curde, simbolo di resistenza e femminismo, nonché frutto di ispirazione anche al movimento globale ‘’Ni Unas Menos’’.

Questo, come anche le esperienze di tanti giovani che creano e costruiscono attività e fermento culturale sul proprio territorio, sono l’esempio di una società che guarda avanti, che tiene saldi in mente i valori dell’antifascismo e che crede nella parità, sotto ogni punto di vista, dei sessi, che non discrimina le componenti sociali per etnia o orientamento sessuale, che vuole costruire un’altra società partendo dal basso, dalle singole esperienze territoriali per cambiare il reale.

In una giornata come questa è necessario affermare, ancora una volta, la necessità di costruire sempre di più un tessuto sociale, soprattutto giovanile, innovativo e creativo, che guardi al futuro e al progresso, per non rimanere ingabbiati nello spettro del fascismo e dell’ignoranza.

(ALFONSO RONCA)

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